I veleni…nell’armadio

Abbigliamento ecologico?! Quanti di voi prestano attenzione a quello che indossiamo e che indossano i nostri bambini? Quanti sono a conoscenza delle possibili conseguenze di una scarsa attenzione nella scelta dei capi di abbigliamento? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza tra le differenti tipologie di tessuti e tra le possibili controindicazioni che alcuni di essi possono portare alla nostra salute. 

In un mondo in cui l’attributo “bio” è associato alle più disparate categorie merceologiche anche nell’abbigliamento il segmento di produzione che presta attenzione alle problematiche ambientali e di salute sta conquistando una sempre più larga fetta di mercato. Negli ultimi anni addirittura le grandi multinazionali dell’abbigliamento hanno fiutato l’affare iniziando a produrre linee “organic” accanto a quelle tradizionali. D’altronde la facilità di circolazione delle informazioni, una più viva attenzione critica e l’aumento esponenziale di casi accertati ha posto l’attenzione dei media sui danni dell’esposizione della pelle alle sostanze chimiche presenti nei tessuti industriali. Per cercare di districarci in questo mondo fatto di notizie e mezze notizie iniziamo facendo un po di distinzione tra i vari tipi di tessuti presenti sul mercato.

Fibre sintetiche e fibre artificiali

Le Fibre sintetiche sono fondamentalmente…petrolio! Si. è esattamente così. Tutte le fibre sintetiche – elastene, nylon, lycra, etc – non sono altro che derivati del petrolio e composti di carbone e idrogeno. Se non bastasse la non poco salutare provenienza della materia prima, i processi di sinterizzazione di questi tessuti utilizzano sostanze altamente tossiche. Un esempio? Per sintetizzare il nylon (presente in diverse percentuali in tantissimi capi di abbigliamento) si utilizzano l’acido cianidrico e l’acido nitrico. Sostanze totalmente tossiche per l’uomo e per l’ambiente.
Altro discorso per quel che riguarda le Fibre artificiali – viscosa, rayon , etc -. Queste, infatti, vengono prodotte a partire da una materia prima naturale che nella maggior parte dei  casi è la cellulosa. Il problema di questi tessuti, quindi, non è tanto la materia prima ma i processi di lavorazione della stessa. Anche in questo caso, infatti, l’utilizzo di sostanze tossiche è la norma. Basti pensare che il primissimo procedimento nella lavorazione della cellulosa per la produzione della viscosa consiste nello sciogliere la materia prima in soda caustica. E questo è solo il primo passaggio di una lunga serie di lavorazioni al fine di ottenere il tessuto finito.

Rischio veleno…nell’armadio

Forse non tutti sanno che esiste un Sistema Europeo di allerta rapida per prodotti non alimentari, il Rapex. Questo “Sistema” non è altro che un servizio della Commissione Europea che allerta i consumatori sulla presenza di sostanza nocive e tossiche all’interno di prodotti non alimentari. Fin qui la cosa, pur sorprendendoci positivamente per la frequenza con cui vengono emessi i bollettini di allerta (date un’occhiata al sito), potrebbe passare quasi inosservata. Ma se spulciamo un po’ i report annuali pubblicati troveremo dei dati che sicuramente ci faranno rizzare i capelli. Il Rapex, infatti, pone al primo posto della classifica per sostanze chimiche a rischio proprio vestiti e capi di abbigliamento. Questo dato si sposa con quello che esce dall’inchiesta della commissione Europea sulle patologie dermatologiche  (Chemical substances in textile products and allergic reactions): il 7/8% di tutte le patologie dermatologiche sono da imputarsi ai vestiti che indossiamo.
I capi di abbigliamento analizzati presentano in quantità variabili tracce di ftalati, formaldeide, metalli pesanti, solventi, coloranti tossici. Un mix di sostanze chimiche altamente dannoso per la salute.
A questo possiamo aggiungere la ricerca commissionata da Greenpeace che analizzando 40 prodotti di diversi marchi acquistati in diversi paesi europei ha trovato nel 90% dei casi tracce di Pfc, una sostanza utilizzata per impermeabilizzare, difficilmente degradabile e dannosissima per l’ambiente e la salute.

Danni da avvelenamento

I danni da avvelenamento da parte delle sostanze tossiche presenti nei tessuti e nei capi confezionati sono molteplici come sono molteplici le sostanze utilizzate. Vediamone sinteticamente alcuni:

Formaldeide: è un gas largamente utilizzato come fissativo di tinte e pigmenti, nelle fasi di stampa dei tessuti, nella conservazione e nelle fasi di confezionamento. Se inalato può provocare gravi irritazioni agli occhi e alle prime vie respiratorie.

Carrier alogenati: utilizzati per tingere i poliesteri a basse temperature e quindi a costi inferiori. Sono vietati ufficialmente in europa perché altamente nocivi per l’ambiente e sospettati di essere cancerogeni per l’uomo. Nei paesi extra EU vengono ancora utilizzati e sono pochi i controlli in import.

Coloranti azoici: se i vostri capi di abbigliamento non organici stingono probabilmente ancora utilizzano questo tipo di colorante. Rilascino 22 ammine aromatiche di cui è stata accertata la cancerogenicità.

Nichel: sembra impossibile ma molti coloranti utilizzano questo metallo tra i componenti chimici con accertati danni alla salute.

Clorofenoli (Pcp, Tpc e relativi sali): Utilizzati come antimuffa e antibatterici sono estremamente dannosi per gli effetti dermatologici e perché sospettati di essere altamente cancerogeni.

Come difendersi

La scelta migliore per assicurarsi capi di abbigliamento sicuri e affidabili rimane quella dei prodotti “bio”. Anche in questo caso, però, dobbiamo fare attenzione ai capi che andremo a comprare. Diffidate il più possibile delle diciture “organics” delle grandi catene di distribuzione. La produzione e la lavorazione senza sostanze chimiche del cotone, per fare un esempio, è sicuramente meno remunerativa e più complessa della coltivazione tradizionale. Di conseguenza una catena che ha come unico obiettivo il profitto potrebbe utilizzare piccoli stratagemmi per etichettare come bio prodotti che in realtà non sono totalmente ecologici. In alcuni casi, infatti, la dicitura bio si riferisce solo ad alcuni dei tessuti utilizzati per confezionare l’abito, in altri casi si potrebbe riferire al tessuto ma non alle lavorazioni successive. Scegliete quindi marchi che fanno della produzione di capi di abbigliamento biologici il leitmotiv della loro azienda.

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